In questo blog racconterò di alcune situazioni che vivrò durante l’ennesima vacanza a scalea, patria dei napoletani e non solo; Non intendo fare la piemontesina anche perché le mie origini parlano chiaro e son ben lontana dall’essere barotta… Ci sono però alcune abitudini, alcuni modi di fare che possono risultare assurdi agli occhi di chi è abituato a vivere nella “fredda” (così dicono) Torino.
E’ già la quinta vacanza che passiamo in queste acque cristalline e in queste lunghe e assolate spiagge di ciottoli, all’inizio per scoprire nuovi posti, poi è diventata la soluzione più economica visto che abbiamo un piccolo appartamento dietro la stazione, nessun familiare (le nostre origini spaziano dalla puglia al lazio) e in pratica il nostro motto alla partenza è diventato “comunque è meglio di niente”…
Inizierò con un racconto della scorsa vacanza, avevamo deciso per la prima volta di prendere posto in un bagno a pagamento, due comodi lettini in prima fila e uno spazio ombreggiato e fresco davanti al bar. Nei caldissimi pomeriggi della calabria è difficile rimanere anche solo sotto l’ombrellone, decidemmo così di andare a leggere un libro nella veranda ombreggiata. Dopo qualche minuto ci sentiamo circondati da bambini curiosi che ci fissano, uno in particolare mi si avvicina con aria insistente, così giro lo sguardo. Avrà avuto 5-6 anni, con i pochi denti da latte che gli erano rimasti completamente cariati masticava un pezzo di carta stagnola arrotolato… continuando a masticare e fissarmi alza un dito verso il mio libro e con un verso acutissimo mi chiede “che è?” Io abbastanza scioccata dalla domanda cerco di capire se effettivamente si riferiva al mio libro, lo chiudo e gli chiedo a cosa si riferisce… lui continuando a masticare la stagnola ripete esattamente le stesse movenze di prima! “E’ un libro!” gli rispondo sconcertata… Non risponde, resta immobile a fissarci, poi visto che non gli davamo più attenzione decide di allontanarsi urlando insieme agli altri bambini.
domenica 2 agosto 2009
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